DON PASQUALINO COSTANZO: IL CANTORE DEL PRESEPE         (Franco Pezzella)

 “E nato Gesù Redentore, del mondo supremo fattore” avreb­be quasi certamente esclamato, parafrasando il canto che anima i versi di una sua poesia, don Pasqualino Costanzo davanti al presepe vivente che stasera qui si realizza1 per la prima volta, nello spazio antistante la parrocchia di San Rocco.

Nel cuore del quartiere cioè più popolare della città, in quel quar­tiere che lo aveva visto nascere, al civico 4 di via don Minzoni, il lontano 12 febbraio del 1922.

Poi sognante, con gli occhi rivolti al cielo avrebbe guardato “giulivo le stelle, di pace divina fiammelle” andando con il ricor­do alla sua fanciullezza, quando ammirava, estatico, i pastori che porgeva a suo padre, intento a costruire il presepe familiare. Più tardi questo candore fanciullesco, unitamente alla gioia pro­fonda di comunicare le sue emozioni agli altri e all’interesse in­nato per le tradizioni, avrebbe trovato nelle sue poesie, che han­no tutte il dono della semplicità e della musicalità, il modo più congeniale di esprimere il suo Natale.

Al tema del presepe don Pasqualino dedicò, infatti, le sue liriche più riuscite, tra cui, bellissima, quella che qui di seguito si presenta.

 

NOTTE DI NATALE

 

Calava la sera dai monti

vicini. Davanti al presepe

l’attesa dei bimbi ferveva,

- effimera gioia di un’ora -

sognanti, tra gole montane,

la grotta e festose campane.

 

Dei Magi Vegliardi la storia,

la nonna, al tepore della brace,

vegliando, commossa diceva;

e un canto s’udiva lontano:

“È nato Gesù Redentore,

del mondo supremo fattore”.

Scenario di monti incantati,

frammento lontano di cielo

terreno passato per sempre!

Ma, echi di un mondo sommerso,

ci porti la squilla dall’onda

canora, celeste, profonda.

 

O notte serena e beata!

In cerca di luce e d’amore,

da solo, per strade romite,

mi pongo, in devoto cammino

e guardo giulivo le stelle,

di pace divina fiammelle.

 

Che dire di più? Di fronte agli animi candidi, a coloro che conservano dentro al cuore l’anelito della fanciullezza, gli spiriti semplici, c’è sempre da restare incantati ed ammirati.

Dove ancora è possibile riconoscere la fresca originalità al­lora dobbiamo riflettere: tutti gli affanni della nostra vita convul­sa debbono essere addolciti da questi versi semplici e freschi, come le acque che sgorgano dai monti incantati del Presepe di don Pasqualino.